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Partite IVA e concordato preventivo 2026/2027: in arrivo la pagella a colori!

Concordato preventivo 2026/2027 per le Partite IVA: scopri come funziona la pagella a colori nel Cassetto fiscale per verificare l’affidabilità ISA.

Per milioni di titolari di partita IVA è arrivato il momento della verità: nel Cassetto Fiscale è comparsa la pagella di affidabilità a colori, lo strumento con cui l’Agenzia delle Entrate accompagna la campagna di adesione al concordato preventivo biennale 2026/2027. Rosso, giallo o verde: il colore assegnato dice a colpo d’occhio come il Fisco valuta il contribuente, e quanto potrebbe costargli, o fargli risparmiare, il patto con l’amministrazione finanziaria.

Non si tratta di una novità assoluta. L’Agenzia delle Entrate ripete lo schema già usato per le prime due edizioni del concordato, con le stesse tempistiche: pubblicare la pagella poche settimane prima della scadenza, per spingere i contribuenti a fare i conti prima di decidere. Quest’anno, però, la pagella di affidabilità a colori arriva in un quadro normativo profondamente ritoccato dal cosiddetto Decreto Omnibus fiscale (D.Lgs. 7 agosto 2026, n. 148), che ha cambiato le regole su decadenza, rinnovo e premi per chi resta nel sistema.

Il tempo per riflettere è poco: la scadenza per aderire è fissata al 31 ottobre 2026 che, cadendo di sabato, slitta a lunedì 2 novembre. Vediamo allora come leggere la pagella a colori e cosa significa per chi deve scegliere.

Il concordato 2026/2027 in breve

Il concordato preventivo biennale, disciplinato dal D.Lgs. n. 13/2024, permette a imprese e professionisti soggetti agli ISA di fissare in anticipo, sulla base di una proposta dell’Agenzia delle Entrate, il reddito tassabile e il valore della produzione netta ai fini IRAP per due anni. Chi aderisce paga le imposte sul reddito concordato, indipendentemente da quanto guadagnerà davvero nel 2026 e nel 2027.

La metodologia di calcolo per questo biennio è stata approvata con il decreto MEF dell’11 maggio 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 20 maggio. La proposta viene generata dal software “Il tuo ISA 2026 CPB” e tiene conto, tra le altre cose, del reddito dichiarato e del punteggio di affidabilità dell’anno precedente.

Per accedere non bisogna avere debiti tributari o contributivi definitivamente accertati, salvo che il debito residuo venga ridotto sotto i 5.000 euro entro il termine di adesione. Restano le cause di esclusione già note, come l’omessa dichiarazione dei redditi in uno dei tre anni precedenti o alcune condanne penali. Una novità dell’Omnibus: l’adesione fatta senza i requisiti è semplicemente priva di effetti, una fattispecie distinta dalla decadenza.

L’adesione si comunica con il modello CPB allegato alla dichiarazione Redditi 2026, oppure in via autonoma usando il solo frontespizio e indicando il codice 1 nella casella “Comunicazione CPB”. Fino alla scadenza si può correggere una scelta già inviata trasmettendo una nuova comunicazione.

Rosso, giallo, verde: come si legge la pagella

La comunicazione si trova nell’area “Consultazioni” del Cassetto Fiscale ed è costruita come un tachimetro: una lancetta che si ferma sulla fascia di colore corrispondente al punteggio ISA ottenuto per l’anno d’imposta 2024. Le fasce sono tre.

Colore Punteggio ISA Giudizio del Fisco
Verde da 8 a 10 Affidabilità elevata, accesso ai benefici premiali
Giallo da 6 a 7,99 Affidabilità media
Rosso da 0 a 5,99 Affidabilità scarsa

Il senso dello strumento è offrire una lettura immediata della propria posizione, senza dover interpretare da soli indicatori elementari e punteggi. Ma il colore non è solo un’etichetta: incide direttamente sulla convenienza del concordato.

L’obiettivo dichiarato del CPB è infatti portare il contribuente, nel corso del biennio, verso il punteggio pieno di 10, facendo crescere gradualmente il reddito dichiarato. Ne consegue che chi è in fascia gialla o rossa riceverà una proposta più esigente rispetto ai redditi dichiarati finora: il Fisco chiede di più proprio a chi considera meno affidabile.

C’è però il rovescio della medaglia. Aderendo, anche chi parte dal rosso diventa subito affidabile agli occhi dell’amministrazione e accede agli stessi vantaggi riservati a chi ha un ISA pari o superiore a 8. Per i contribuenti in fascia verde, invece, il salto di reddito richiesto è di norma contenuto e l’adesione è più una questione di pianificazione e di stabilità che di costo.

Premi, flat tax incrementale e controlli mirati

Accanto al punteggio, la pagella elenca i benefici collegati all’adesione. Il primo è il blocco della tassazione: imposte sui redditi e IRAP vengono calcolate sulla proposta concordata per il 2026 e il 2027. Sulla parte di reddito concordato che supera quello effettivamente dichiarato nel 2025 si può applicare un’imposta sostitutiva tra il 10% e il 15%, tanto più bassa quanto più alto è il punteggio ISA raggiunto nel 2025.

Chi aderisce ottiene poi tutti i benefici premiali previsti per i soggetti ISA più affidabili. Tra questi: l’esonero dal visto di conformità per compensare crediti IVA fino a 70.000 euro annui e crediti di imposte dirette e IRAP fino a 50.000 euro, l’esonero da visto o garanzia per i rimborsi IVA fino a 70.000 euro e l’anticipazione di almeno un anno dei termini di accertamento.

Per chi rinnova dopo il biennio 2024/2025, il Decreto Omnibus alza l’asticella dei premi:

  • esonero dal visto per le compensazioni IVA fino a 100.000 euro e per imposte dirette e IRAP fino a 70.000 euro;
  • esonero da visto e garanzia per i rimborsi IVA fino a 100.000 euro;
  • anticipazione di due anni, anziché uno, dei termini di decadenza per l’accertamento;
  • rateizzazione di saldo e acconto senza interessi.

A questi si aggiunge il ravvedimento speciale per le annualità dal 2020 al 2023, previsto dall’articolo 29 del D.Lgs. 148/2026. Questa volta la sanatoria non è aperta a tutti: è riservata ai circa 460.000 soggetti ISA che avevano già aderito al biennio 2024/2025 e che decidono di rinnovare. Il reddito di ogni anno viene maggiorato da un minimo del 5% (ISA pari a 10) fino al 50% (ISA sotto 3), con un’imposta sostitutiva del 10%, 12% o 15% e un minimo di 1.000 euro per annualità. Nel Cassetto Fiscale è disponibile anche il prospetto con il calcolo della sanatoria. Alcuni commentatori, va detto, giudicano modesti i vantaggi concreti di questa leva.

Per chi non aderisce o decade dal concordato, la legge prevede che Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza concentrino maggiori risorse operative nella selezione dei soggetti da controllare. Non è un accertamento automatico, ma un’attenzione in più nella scelta delle liste di verifica.

Aderire o no: le domande da farsi

La pagella di affidabilità a colori è un punto di partenza, non una risposta. La convenienza del concordato dipende da una previsione: quanto si pensa di guadagnare davvero nel 2026 e nel 2027 rispetto alla proposta del Fisco. Se l’attività è in crescita, bloccare il reddito imponibile può tradursi in un risparmio concreto; se invece si prevede un calo, si rischia di pagare imposte su redditi mai incassati.

La cessazione del concordato scatta solo in casi precisi: chiusura o cambio di attività con un ISA diverso, passaggio al regime forfetario, oppure circostanze eccezionali che riducono il reddito effettivo di oltre il 30% rispetto a quello concordato. Una flessione più contenuta resta a carico del contribuente.

Va poi tenuta distinta la decadenza, legata a violazioni gravi come alcune irregolarità emerse in accertamento o omessi versamenti non sanati dopo l’avviso di irregolarità. In quel caso gli effetti del patto si perdono per entrambi gli anni, ma restano dovute le imposte sul reddito concordato se superiore a quello reale.

In pratica, prima di decidere conviene:

  1. scaricare dal Cassetto Fiscale la pagella e la proposta, confrontandole con i redditi degli ultimi anni;
  2. stimare in modo prudente l’andamento dell’attività nel biennio;
  3. calcolare il risparmio atteso dall’imposta sostitutiva sul reddito incrementale;
  4. per chi rinnova, valutare a parte il costo e il beneficio del ravvedimento speciale sul pregresso;
  5. considerare il peso dei maggiori controlli in caso di rifiuto.

Un supporto arriva dalla guida operativa predisposta dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti insieme all’Agenzia delle Entrate e diffusa il 16 settembre 2026 (Informativa CNDCEC n. 116/2026). Resta comunque consigliabile un confronto con il proprio commercialista, che conosce i numeri reali dell’attività.

Un mese per decidere

Con la pagella di affidabilità a colori il Fisco mette le carte in tavola: mostra a ciascuna partita IVA come viene vista e cosa guadagnerebbe entrando nel patto. Il verde facilita la scelta, il giallo e il rosso la rendono più delicata, perché la proposta sarà più pesante ma anche la “promozione” ad affidabile più preziosa.

La terza edizione del concordato si gioca su un equilibrio tra premi più generosi per chi resta, una sanatoria riservata a chi rinnova e controlli più mirati per chi si tira indietro. La decisione va presa entro il 2 novembre 2026: c’è poco più di un mese per fare i conti.

Per maggiori informazioni o per richiedere una consulenza personalizzata contatta la Redazione di Mister Fisco.

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